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E-commerce. Non solo numeri ma visione strategica.

L'e-commerce è un fenomeno in fortissima crescita. Lo dicono i numeri che ormai innondano i giornali e le newsletter. Le cifre sono fondamentali per dare un riscontro pratico alla correttezza della propria strategia e lo sono soprattutto perchè attirano attenzione ed investimenti. Non bisogna però dimenticarsi che i numeri non sono altro che il risultato della propria opera imprenditoriale e che questa si basa su vision e strategie aziendali.

 

Viviamo in questa fase la situazione paradossale di un mondo dell'e-commerce spiegato solo con numeri freddi mentre prima (ai tempi della bolla) si parlava solo di sogni. Ma i segnali qualitativi ci sono e sono molto importanti. Casi come i seguenti ci danno molti spunti per entrare in nuove aree di business che magari stiamo sottovalutando:

- Biotherm Usa: L'oreal Usa toglierà Biotherm dagli scaffali lasciando come unico store il proprio sito americano

- P&G, verificato il forte calo di effetto delle campagne TV classiche sta pianificando di portare gli investimenti in pubblicità televisiva entro il 50% del totale budget A&P a disposizione.

- Intervento del Guru Chris Anderson (Wired): La somma dei prodotti di nicchia raggiungerà tra qualche anno la somma dei prodotti delle multinazionali.

 

Sono solo 3 esempi ma aprono nuovi scenari per molte aziende.

 

Bisogna però incominciare ad utilizzare l'e commerce come uno strumento veramente strategico e non solo come un canale di vendita addizionale.

Per uso strategico si intende che l'e-commerce determina la gamma di prodotto, il pubblico di riferimento, la comunicazione, il servizio post sale, il rapporto con la propria clientela (che si conosce molto bene ed alla quale si possono proporre prodotti e servizi ad hoc) .....insomma una vera e propria rivoluzione che va al di la dei numeri ma che proprio questi dimostrano che può essere la strada vincente.

 

Ma l’affermazione di Chris Anderson (nicchie vincenti sulla globalizzazione) merita ulteriori approfondimenti.

Basta prender ad esempio due settori estremamente importanti e che sono stati rivoluzionati dal web:

1) l’editoria

2) le donazioni on line (non profit)

 

L’editoria è l’industria che in assoluto si presta più di tutte al trasferimento delle attività sul web.

Non è un caso che amazon è da sempre una delle realtà on-line più profittevoli.

Sicuramente sono bravi e meritano il successo che hanno ottenuto ma è anche vero che il mondo dei libri, delle riviste e dei giornali è quello che ottiene il  meglio dal web (a proposito il Wall Street Journal ha annunciato che il fatturato WEB ha superato quello della carta stampata).

Un mio vecchio professore di informatica diceva che la biblioteca anche se gestita con block notes e matita era il miglior cliente in assoluto per l’informatico. L’approccio mentale era esattamente quello che il computer ricercava.

Ma vale la pena di introdurre anche l’aspetto economico.

Il mondo produce centinaia se non migliaia di libri che non riescono a trovare la necessaria attenzione sul mercato. I costi di lancio crescono sempre di più ed è difficile trovare spazio per tutti.

Internet è la soluzione alla crisi strutturale del settore (che in alcuni paesi vive di sussidi statali) e la parola magica è: “nicchia”.

Offerta illimitata che si confronta con una domanda anch’essa senza limiti. Il tutto con l’ausilio di software in grado in “conoscere” il cliente, indirizzarlo verso un percorso “conosciuto” e proporgli “prodotti che potrebbero essere di suo interesse”.

Può sembrare banale ma è la soluzione del problema (ed il tutto senza neanche prendere in considerazione l’e-book).

Un settore simile, quello della musica ed in particolare delle Major, non è ancora uscito dal tunnel. Internet ed in particolare il download (gratuito) della musica lo ha di fatto decimato (il caso EMI è emblematico).

Non ci sono ricette facili ma sembra che la soluzione passi per lo “show”. Anni fa i Rolling Stones regalavano concerti gratis per vendere poi i nuovi LP, ora si regalano i “files” (di fatto i consumatori se li prendono gratis a prescindere) per poter vendere i concerti.

 

Altro settore che vale la pena citare è quello del non profit ed in particolare delle donazioni on line.

Il divario tra ricchi e poveri è sempre più marcato.

Cresce la voglia da parte delle persone “fortunate” di aiutare quelle bisognose. Ma cresce anche il numero di persone spregiudicate che approfittano di leggi soffici per effettuare truffe e gestioni personalistiche dei fondi.

 

Questo è un problema che tutte le organizzazioni non profit si pongono continuamente. Truffe e scandali rappresentano un danno enorme alle persone serie ed in buona fede impegnate in attività encomiabili.

Quello che serve per ovviare a questi problema è semplicemente: trasparenza.

 

Internet  permette la pubblicazione immediata di tutti i dati che interessano ai donatori (bilanci, risultati dei programmi etc). Qualsiasi donatore riesce a vedere istantaneamente dove sono andati i suoi soldi, il risultato, la paghe degli amministratori (e se alte la giustificazione del perché).

Tutto questo poteva essere fatto anche prima dell’esplosione del web ma senza 4 vantaggi fondamentali:

-        velocità

-        bassissimi costi

-        facilità nell’incontrare un pubblico con interessi definiti e circoscritti (pensiamo alle coppie senza figli che viaggiano in India quanto siano sensibili alle adozioni a distanza…)

-        facilità delle donazioni (metodi di pagamento veloci e sicuri).

 

 

Insomma, Internet ed il business on line (l’e-commerce è a questo punto riduttivo) riesce ad annullare i vincoli. Quello che prima era difficile e costoso diventa ora facile ed economico. Bisogna solo pensare a che cosa ci frenava prima e che cosa dobbiamo fare ora per superare l’ostacolo.

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