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Il lato oscuro del crowdsourcing

Nell'ormai leggendario 1984 di George Orwell i cittadini di Oceania venivano spiati in ogni singola azione dall'occhio onnipresente del Grande Fratello, dittatore baffuto dalle mille pupille elettroniche che sbeffeggiava l'uomo d'acciaio Josif Stalin. Ma proviamo a immaginare cosa accadrebbe se di Grande Fratello non ce ne fosse uno solo, ma mille, centomila o addirittura milioni. Immaginiamo che chiunque possa spiare le strade e i luoghi pubblici di una città semplicemente registrandosi a un sito internet.

Agghiacciante, vero? Ecco, ora immaginate che tutto ciò sia già realtà. Perché in effetti lo è. Il crowdsourcing che tanti vantaggi ha portato con fenomeni come Wikipedia, sta già mostrando il suo lato oscuro. Almeno, fuori dall'Italia.

È il caso di BlueServo, il servizio di videosorveglianza attivato sui 2000 chilometri della frontiera Texas-Messico, e che permette ai cittadini di registrarsi e pizzicare i delinquenti che attraversano il confine spulciando le immagini delle telecamere a circuito chiuso. È il caso del sito internet iraniano che invita gli utenti a identificare le persone ritratte nelle foto scattate durante le proteste per le elezioni di giugno. È anche il caso di Internet Eyes, il controverso servizio che verrà attivato nei prossimi mesi in Gran Bretagna e che permette agli utenti registrati di accedere alle immagini delle telecamere CCTV e segnare eventuali 'comportamenti sospetti.

Sul sito di Internet Eyes spiccano slogan agghiaccianti, che sembrano pescati freschi da V per Vendetta, "Identifica il crimine in tempo reale e vieni ricompensato!". Un invito alla delazione bello e buono. Se infatti la prospettiva che un sostanzioso numero di 'bravi cittadini' dia una mano alle forze dell'ordine nel controllare le aree pubbliche (sempre meglio delle ronde), è quel "vieni ricompensato!" che ci fa sorgere diverse perplessità. In un periodo di fortissima crisi del lavoro come questo, schiere di giovani precari potrebbero decidere di arrotondare il loro part-time passando i pomeriggi a spiare le strade e gli androni delle banche. Un paese di delatori professionisti che ci ricorda da vicino la società alienata del Farenheit 451 di Ray Bradbury.

Ma potrebbe andare anche peggio.
Il 2009 è stato un anno di infuocate polemiche riguardo la tutela della privacy. Ci sono stati i 5000 scatti rubati a Villa Certosa, lo scandalo Noemi Letizia, il pedinamento al giudice Mesiano (quello coi calzini turchesi) e il più recente filmato su Piero Marrazzo. In una situazione come questa, in cui i video pruriginosi sono diventati merce di scambio preziosa, è chiaro che un servizio come Internet Eyes potrebbe essere sfruttato per fini poco edificanti. E potrebbe succedere che gli occhi indiscreti non si concentrino solo su VIP e politici di spicco, ma anche sulle azioni del vicino di casa (che magari non spaccia cocaina, ma ha un'amante che vuole tenere nascosta). Del resto, quando per denunciare un illecito basta un click, il passaggio da delatore a ricattatore è drammaticamente breve.

Per fortuna il crowdsourcing sta dimostrando di avere un preziosissimo e irrinunciabile 'bright side'. Abbiamo già parlato di Wikipedia, ma non dimentichiamo i blog tematici e altre iniziative che senza il supporto della comunità web non potrebbero esistere. fra i più interessanti segnaliamo il progetto http://setiathome.berkeley.edu, tramite il quale le persone possono mettere il proprio pc al servizio della ricerca di vita nella galassia.

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